Il titolo di quest’anno è un richiamo alle “pietre d’inciampo”, a cui il nostro progetto si avvicina soprattutto per gli intenti: creare un momento di commemorazione per le vittime della persecuzione nazista.

Le pietre d’inciampo sono una iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig, che nel 1992, a cinquantanni dal terribile “decreto-Auschwitz” ordinato da Himmler, cominciò le prime installazioni senza autorizzazione a Colonia.

Di fatto le pietre d’inciampo, Stolpersteine in tedesco, sono delle piccole targhe di ottone, della grandezza di un sampietrino, incastonate nel selciato davanti all’ultimo luogo di residenza o di lavoro, oppure nel punto in cui una vittima è stata catturata o uccisa dai nazisti. Su ogni pietra sono incisi i dati identificativi del deportato, il nome, l’anno di nascita, la data e il luogo della cattura, e la data di morte.

Se con il decreto-Auschwitz, la Germania nazista apriva un nuovo orribile capitolo della storia, con l’ordine di annientare un’intera minoranza etnica – i Sinti e i Rom (si calcola che in 500.000 circa morirono ad Auschwitz) – Demnig, con le sue pietre d’inciampo, decide di contrapporre all’orrore dello sterminio la paziente ricerca delle vittime per “riportarle a casa” una ad una e dare loro la dignità e la memoria perdute.

Ad oggi il progetto si è esteso fino a diventare il più grande monumento decentralizzato nel mondo, con 63.000 Stolpersteine in 21 stati europei.
Le vittime commemorate non sono solo ebrei, ma anche rom, testimoni di Geova, omosessuali, disabili mentali e fisici, oppositori politici e disertori, chiunque sia stato perseguitato o ucciso dai nazisti tra il 1933 e il 1945.

Allo stesso modo di una pietra d’inciampo, la nostra idea è portare in scena uno spettacolo che riporti una testimonianza più individuale e personale dei deportati, un inciampo metaforico che catturi l’attenzione invitandoci a riflettere sul nostro passato.

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