La storia di Aimée e Jaguar si è svolge a Berlino nel 1942. Lilly Wust è una casalinga tedesca che deve occuparsi da sola dei quattro figli nel periodo bellico mentre il marito è al fronte. La sua vita procede tra le ansie della guerra e la banalità di una vita borghese. Improvvisamente Lilly conosce Felice, una ragazza di 21 anni che irrimediabilmente cambierà la sua vita: tra le due nasce una passionale e viscerale storia d’amore. Ma la felicità di «Aimée» e «Jaguar» non è destinata a durare: Felice è ebrea e il loro rapporto sarà costretto a scontrarsi con le tremende leggi razziali e infine con l’orrore del campo di concentramento di Bergen-Belsen. La storia di Aimée e Jaguar è stata narrata dalla scrittrice Erica Fisher che ha raccolto la testimonianza di Lilly Wust.

Il 30 gennaio 1943, decimo anniversario della presa del potere da parte dei nazisti, i berlinesi devono attendere più di due ore l’inizio del discorso di Göring a causa di alcune ricognizioni di aerei inglesi sulla città, per la prima volta in pieno giorno. Quattro giorni dopo che Göring aveva solennemente dichiarato di essere certissimo della vittoria, il resto delle truppe tedesche assediate a Stalingrado capitola: la notizia viene data alla radio al suono di marce funebri.

Il 18 febbraio Goebbels, ministro per la Propaganda del Reich, incita il popolo tedesco a compiere un ulteriore sforzo. Durante una “dimostrazione del fanatismo della volontà” nel Palazzetto dello Sport, annuncia la "guerra totale" per la "salvezza della Germania e della civiltà". Per ricordare le vittime della campagna di Russia la circolazione viene bloccata per tre minuti. In centro, vicino allo zoo, migliaia di persone si fermano come pietrificate, senza guardarsi. È chiaro a tutti che ormai la guerra è definitivamente persa, ma nessuno osa dirlo apertamente.

La propaganda si scaglia ancora di più contro il “nemico interno”. Goebbels giura di consegnare a Hitler, per il suo cinquantaquattresimo compleanno il 20 aprile, una Berlino completamente “ripulita dagli ebrei”. La Gestapo irrompe nelle case, forza serrature, sega sbarre d’acciaio, fracassa le porte a colpi d’ascia, penetra negli appartamenti salendo dalle finestre vicine. Molti ebrei spariscono senza lasciare traccia. Circolano terribili voci sul destino di coloro che sono stati “evacuati”.

Il 20 febbraio il Reichssicherheitshauptamt rende note le direttive “tecniche” per le deportazioni ad Auschwitz. Questo l’elenco delle cose che è permesso portarsi dietro: razioni per una marcia di circa 5 giorni, 1 valigia o 1 zaino, 1 paio di stivali da lavoro resistenti, 2 paia di calze, 2 camicie, 2 paia di mutande, 1 completo da lavoro, 2 coperte di lana, 2 completi di biancheria per il letto, 1 scodella, 1 bicchiere, 1 cucchiaio, 1 pullover.
Quel martedì Aimée ha finalmente il coraggio di compiere un primo gesto di avvicinamento. Fa avere di nascosto a Jaguar un biglietto, strappato dall’agendina, sul quale annota con un mozzicone di matita i desideri per il giorno seguente:

crema
il tuo fazzoletto
carta da lettere
il tuo amore tutto per me
ago e filo

Il giovedì seguente, Jaguar invia ad Aimée una poesia, scritta a matita su un doppio foglio di quaderno:

Ascolta…
vorrei darti così tanto
e pensare sempre
a te soltanto!
Per noi due vorrei trovare
stelle sempre nuove!
Lo devo spiegare?
Ti amo.

Il 21 agosto 1944 in città c’è il coprifuoco dalle 21 e 12 alle 5 e 24: il sole sorge alle 5 e 53, e tramonta alle 20 e 12. Sul Völkischer Beobachter, nella rubrica Berliner Beobachter, viene pubblicato un articolo sull’arpa, lo “strumento dei momenti sentimentali”. Alla Haus Vaterland, in Potsdamer Platz, danno Il grande cabaret multicolore, allo Scala-Theater sul Ku’damm la rivista di varietà Utopia. Quel giorno fa un caldo da estate piena: Aimée e Jaguar prendono le biciclette e vanno a fare il bagno. Un’intera giornata a disposizione per nuotare e arrostire al sole, senza persone intorno, senza figli, magari perfino senza bombe... Aimée non sta più in sé dalla gioia. Da settimane insiste con Jaguar perché le dedichi finalmente un po’ di tempo, ultimamente deve lavorare perfino la domenica. Quel lunedì la spiaggia è deserta. Jaguar ha portato con sé una vecchia macchina fotografica. Aimée fa sempre la ritrosa quando Jaguar la vuole fotografare. Quel giorno, sull’Havel, vengono fatte con l’autoscatto le uniche fotografie esistenti che le ritraggano insieme, da sole. Aimée se ne sta lì impacciata con le sue gambe corte, le braccia garbatamente posate sulla cucitura dei pantaloni, mentre Jaguar, seria e caparbia, fissa l’obiettivo con aria di sfida.

Alcune ore dopo. Senza fiato per la lunga pedalata sotto il caldo sole pomeridiano, Aimée e Jaguar mettono le biciclette in cantina e salgono di corsa fino a casa, due gradini per volta, ansiose di liberare Lola dal peso dei bambini.

“Sono stati bravi?” canticchia Aimée allegramente appena aperta la porta. Ma gli occhi grigioblu di Lola sono spalancati dal terrore. “Gestapo” è la parola che le sue labbra silenziosamente formulano. In quell’istante due uomini si materializzano dietro di lei dalla penombra della stanza.
“Chi siete? Entrate.”
Ad Aimée e Jaguar viene intimato di andare in soggiorno, mentre Lola viene mandata in camera con i bambini.
“Si risparmi la fatica di negarlo” dice con tono tagliente l’uomo dai capelli scuri con l’uniforme delle SS rivolgendosi a Jaguar, “voi siete l’ebrea Schragenheim.” Le mette sotto il naso una fotografia.
“Voi sapevate che la Schragenheim è ebrea”. Aimée tace.
Poi vengono separate.

La mattina dopo, mentre distrutta e con gli occhi gonfi di pianto prepara la colazione ai bambini, in una tazza del caffè Aimée trova una poesia:

I miei pensieri son come poesie:
io te le dono teneramente
ma tu, purtroppo, non riesci a sentire.

Ci son parole così delicate
che non sopportano la luce del giorno:
basta un nonnulla a farle spezzare...

Ci sono cose che non posso dire -
sopra di me ti devi chinare
e allora il silenzio risponderà
alle tue mille e mille domande.

Ci sono cose che un uomo non dice
per la paura che vadano in pezzi...
le cose ultime son delicate
e non sopportano neppure un soffio.

Sopra di me ti devi chinare
chiudere gli occhi, fiduciosa…
allora in silenzio resterò
guardando il tuo volto tanto amato.

“Non ci ha neppure salutato” si lamenta il più grande dei bambini, mentre Aimée non riesce più a trovare l’orologio d’oro, che durante l’interrogatorio era ancora in camera da letto.
Non si è mai saputo come quella fotografia di Jaguar sia finita nelle mani della Gestapo.

Il 21 agosto 1944 Aimée comincia a tenere un diario. Non se ne separerà mai, trovando sempre nuovi nascondigli dove riporlo, sotto la vasca da bagno, nell’armadio della biancheria o in cantina, sotto un mattone.
Alle prime ore del mattino dell’8 settembre 1944 l’ebrea Felice Sara Schragenheim, conosciuta come Jaguar, viene deportata nel ghetto per anziani di Theresienstadt, distante 350 chilometri, con il carico numero 14890-I/116. È la penultima deportazione da Berlino a Theresienstadt. Il viaggio con l’accelerato dura fino a tarda sera.

Il 9 ottobre 1944 Jaguar giunge ad Auschwitz da Theresienstadt, in un momento in cui l’industria bellica aveva urgente bisogno di manodopera ebraica, sia maschile che femminile, e il processo di sterminio si avvicinava per questo motivo alla fine. Il 7 ottobre ad Auschwitz un commando speciale di disperati, armati di dinamite, di tre bombe a mano e di pinze a punta piatta per tagliare il filo spinato, aveva tentato una rivolta. Il forno crematorio III venne incendiato, morirono 450 prigionieri e 3 SS. Quattro donne, che lavoravano nella Union Fabrik, avevano fornito l’esplosivo: furono impiccate pubblicamente.

Il 2 maggio 1945 l’Armata Rossa entra a Berlino.

Dal diario di Aiméè, 21 agosto 1945: Ore 6 e 30. Un anno senza Jaguar. Il mio cuore è pesante come piombo. Ora metto a posto velocemente la casa e mi metto carina. Per te, Jaguar. Tutti cercano di consolarmi e di darmi speranza. Ho una paura folle che tu sia andata all’estero. Ho sentito che c’è questa possibilità. È così? Io sono qui che aspetto, e a volte penso cose terribili. Lo sai che sto aspettando la mia stessa vita? Torna, non mi importa da dove, e prendimi tra le tue braccia.

Il 14 febbraio 1948 Jaguar viene dichiarata deceduta con un decreto della pretura di Charlottenburg. La data del decesso viene fissata al 31 dicembre 1944.

Lisa Galantini

Letto e interpretato da Lisa Galantini.

Testo adattato da: Erica Fischer, Aimée & Jaguar. Storia di un amore doppiamente proibito, Milano, Ponte alle Grazie, 1999.

Allestimento scenografico realizzato dagli studenti dell'Accademia Ligustica di Belle Arti: Pietro Canepa, Noemi Neri, Nicolo Tomasi, Vittoria La Porta.

La riproduzione e l'interpretazione di testi e musica, sia in questo sito che durante lo spettacolo, hanno scopo esclusivamente divulgativo nel rispetto dell'articolo 70 della legge 633/41 sul diritto d'autore.

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