Lo spettacolo Parole d'Inciampo inizia con un importante e conosciuto testo di testimonianza della persecuzione nazista degli ebrei: il Diario di Anne Frank, un libro che ognuno di noi ha conosciuto negli anni di scuola e che è stato in molti casi il primo modo per iniziare a capire cosa sia stata la deportazione.
Arcigay Genova ha scelto di citarlo in modo particolare per riflettere su quanto avvenuto nell'ottobre scorso allo stadio olimpico di Roma, quando l'immagine della stessa Anne Frank è stata utilizzata dalla tifoseria per insultare la squadra avversaria («La Repubblica», 24 ottobre 2017). Il lavoro culturale della nostra associazione deve avere come primo scopo proprio quello di sconfiggere il razzismo e l'ignoranza che hanno generato un gesto simile.

Giugno 1942

Spero di poterti confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande sostegno.
Per riuscire a immaginare meglio l'amica tanto desiderata non scriverò i fatti nel diario come tutti gli altri ma voglio che il diario diventi la mia amica, un'amica che si chiama Kitty.

Luglio 1942

Cara Kitty,
sono successe talmente tante cose che mi pare che il mondo d'un tratto si sia capovolto. Però, Kitty, come vedi sono ancora viva, questa è la cosa più importante, secondo papà. Sì, in effetti sono viva, ma non mi chiedere dove e come. Comincerò col raccontarti che cos'è successo domenica pomeriggio.
Alle tre qualcuno ha suonato alla porta, io non avevo sentito, perché leggevo sulla veranda prendendo pigramente il sole. Poco dopo Margot si affaccia alla porta della cucina tutta agitata. - È arrivata una chiamata per papà da parte delle SS, - Mi dice a bassa voce.
Mi sono spaventata a morte, una chiamata, tutti sanno che cosa vuol dire, ho subito immaginato campi di concentramento e celle solitarie, e noi dovremmo lasciarci andare papà? - Naturalmente non parte, - mi ha spiegato Margot mentre aspettavamo la mamma. - La mamma è andata da Van Daan per chiedergli se domani possiamo trasferirci nel nostro nascondiglio. Van Daan verrà a nascondersi con noi. Saremo in sette -. Silenzio.
Io ero stanca morta e, anche se sapevo che sarebbe stata l'ultima notte nel mio letto, dormii profondamente e fui svegliata dalla mamma appena alle cinque e mezzo del mattino.

Ci incamminammo sotto il diluvio, papà, mamma e io, ognuno con la sua cartella o borsa della spesa piena degli oggetti più svariati.
Appena per strada papà e mamma mi raccontarono a pezzetti tutto il piano. Già da mesi stavano portando via da casa tutto quello che potevano e il 16 di luglio saremmo andati a nasconderci. Per colpa della chiamata la data era stata anticipata di dieci giorni.

Quando siamo arrivati al numero 263 della Prinsengracht, Miep ci ha portati in corridoio, su per la scala di legno, dritti su, fino nell'Alloggio segreto. Ha chiuso la porta e siamo rimasti soli.
Nessuno sospetterebbe che dietro una semplice porta dipinta di grigio si nascondano tante stanze.

9 ottobre 1942

Cara Kitty,
nient'altro che notizie tristi e deprimenti, ho da darti oggi. I nostri molti amici ebrei un po' alla volta vengono deportati tutti. La gestapo per questa gente non ha il minimo riguardo, la si carica semplicemente su carri bestiame e la si trasporta a Westerbork, il grande campo di concentramento per ebrei della Drenthe.
Se già in Olanda è così grave, come vivranno nelle terre barbariche e lontane dove vengono mandati? Supponiamo che per lo più vengano assassinati. La radio inglese parla di camere a gas, forse è la morte più rapida.
Sono totalmente sconvolta.

29 marzo 1944

Ieri sera per Radio Orange ha parlato il ministro Bolkestein e ha detto che alla fine della guerra sarà fatta una raccolta di diari e lettere di questa guerra. Naturalmente tutti si sono buttati sul mio diario. Pensa quanto sarebbe interessante se pubblicassi un romanzo sull'Alloggio segreto. Già dal titolo la gente penserebbe che si tratti di un giallo.
Scherzi a parte, una decina d’anni dopo la guerra sarà divertente sentire come noi ebrei abbiamo vissuto, mangiato e parlato qui. Anche se ti racconto molte cose di noi tu non conosci che una piccola parte della nostra vita.

14 aprile 1944

Qui è tutta una confusione, non c'è l'ombra di un filo logico, e a volte dubito fortemente che in un futuro tutto questo bla bla possa interessare a qualcuno. «Le confessioni di un brutto anatroccolo», ecco il titolo di tutte queste sciocchezze. I signori Bolkestein o Gerbrandy dei miei diari non se ne faranno un gran che.

15 luglio 1944

Ecco che cos'è difficile in quest'epoca: gli ideali, i sogni e le belle aspettative non fanno neppure in tempo a nascere che già vengono colpiti e completamente devastati dalla realtà più crudele. È molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora all'intima bontà dell'uomo.
Mi è proprio impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria e della confusione. Vedo che il mondo lentamente si trasforma in un deserto, sento sempre più forte il rombo che si avvicina, che ucciderà anche noi, sono partecipe del dolore di milioni di persone, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto tornerà a volgersi al bene, che anche questa durezza spietata finirà, e che nel mondo torneranno tranquillità e pace. Nel frattempo devo conservare alti i miei ideali, che forse nei tempi a venire si potranno ancora realizzare!

Tua Anne M. Frank

Irente Lamponi

Lettura e interpretazione di Irene Lamponi.

Testo tratto da: Anne Frank, Diario, Torino, Einaudi, 2015.

Allestimento scenografico realizzato dagli studenti dell'Accademia Ligustica di Belle Arti: Valentina Viviano, Arci Vrabie, Isabella Lai, Eleonora Deferrari.

La riproduzione e l'interpretazione di testi e musica, sia in questo sito che durante lo spettacolo, hanno scopo esclusivamente divulgativo nel rispetto dell'articolo 70 della legge 633/41 sul diritto d'autore.

L'evento è gratuito e non ha scopo di lucro.

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